lunedì 1 settembre 2014

Indiana M., Amico G. (2014) to be submitted to NATURE or SCIENCE

Da alcuni mesi sto conducendo uno studio sociologico a vasta scala su un argomento di stringente attualità, e sulla base dei risultati preliminari mi sento incoraggiata a presentare le conclusioni preliminari. Prevedo già di pubblicarlo su Nature o Science e vincere il Nobel, per cui siete pregati di non fregarmi i risultati, grazie.

Indiana Michi e il Nobel

La prima parte dell'esperimento si è svolta fra i tre anni e i due anni e mezzo fa.  Dopo un'estensiva sperimentazione nel campo della ricerca di lavoro in ambito accademico sviluppai un algoritmo per definirne le dinamiche. Ora ho deciso di ripetere l'esperimento per trovare le differenze e definire le direzioni in cui ci si sta muovendo in questo campo. Dopo sei mesi di sperimentazione e una collaborazione importante con AmicoG mi sento pronta a condividere con il mondo i miei risultati.
All'epoca (da ora in poi: ai bei vecchi tempi) funzionava così: vedi un annuncio per un lavoro, mandi il curriculum (al possibile datore di lavoro oppure attraverso il sito dell'università), ti rispondono, li ringrazi per l'attenzione.
Oggi funziona così: vedi un annuncio per un lavoro, mandi il curriculum (al possibile datore di lavoro oppure attraverso il sito dell'università), aspetti, perdi le speranze.
Ora, analizziamo con più attenzione i due algoritmi presentati.
In entrambi i casi si rata di definire le modalità di interazione fra due entità, il candidato (entità individuale) e il datore di lavoro (entità solitamente composta da un numero di individui minore di dieci).
Ai bei vecchi tempi l'interazione era chiara e definita da entrambe le parti. Il datore di lavoro faceva una richiesta, il candidato rispondeva alla richiesta, il datore di lavoro prendeva in considerazione la candidatura, riconosceva alle sue spalle l'azione di un essere umano e rispondeva all'essere umano in questione in modo conciso e definito sulle conseguenze dell'azione stessa.
Ora l'interazione è molto meno chiara:  il datore di lavoro fa una richiesta, il candidato risponde alla richiesta, e da qui in poi l'interazione si blocca.
La domanda principale dello studio in corso è la seguente: cosa succede dopo? In quel limbo di tempo (1, 2, 6, 18 mesi) che intercorre fra la scadenza del bando e il successo da parte del candidato nel trovare un (altro) lavoro?
Ecco le principali ipotesi al riguardo:
  1. una epidemia di amnesia parziale ha colpito i datori di lavoro, che a differenza di qualche anno fa non sono in grado di ricordare che il candidato è un essere umano con i suoi diritti, le sue necessità, i suoi problemi, fra cui probabilmente quello di trovare un lavoro occupa un ruolo rilevante. Per cui non rispondono perché pensano che la cosa non abbia importanza per i candidati, pensate come entità astratte e quasi inesistenti. Questo spiegherebbe la mancanza di educazione riscontrata (non è necessario essere educati con un'entità astratta, no?) nell'esempio qui riportato: "Grazie per il colloquio, le faremo sapere domani o dopodomani" Un mese dopo: "non avendo sentito nulla immagino di non essere stata presa, me lo conferma?" "Non è stata presa". 
  2. un'epidemia di cretinismo tecnologico ha colpito i datori di lavoro che non sono più in grado di creare un file di testo, scrivervi un testo del tipo "Gentile candidato, non è stato accettato per la posizione pr cui ha fatto domanda, la ringrazio per l'attenzione dimostrataci.", salvarlo, copiarlo, aprire una mail vuota, incollarlo, mettendo come destinatari nascosti tutti i candidati non accettati. In effetti sono cose complicate.
  3. in ambito accademico si è diffusa la credenza che le mail di risposta ad una proposta di lavoro siano autogenerate da un gruppo di hacker rumeni che cercano in questo modo di accedere ai conti correnti dell'università di riferimento per rubare tutti i soldi.
  4. le nuove tecnologie nell'ambito dei filtri antispam bloccano le mail dei candidati senza mandarle nella cartella antispam, ma semplicemente facendole sparire dal worldwideweb. 
  5. i datori di lavoro cercano di evitare qualsiasi consumo superfluo di energia per non influire troppo sul cambiamento climatico.
  6. i datori di lavoro cercano di evitare qualsiasi movimento superfluo per non aumentare troppo l'entropia dell'universo.
  7. i datori di lavoro sono diventati pezzi di materiale alimentare digerito, trasformato e decomposto da parte dei batteri intestinali, emesso in seguito dalla parte terminale dell'apparato digerente.
Voi per quale ipotesi propendete? Rispondete, sarà di grande aiuto per la stesura dell'articolo vero e proprio, prometto di citarvi nei ringraziamenti.

10 commenti:

  1. Voto convinto per l'opzione 6!!!

    ---Alex

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    1. eppure ti avrei fatto più per la 7... stai diventando più buono? :*

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    2. No è che sono più nerd di quanto non sia cattivo... ;)

      ---Alex

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  2. la 4... a volte la uso anch'io, ehm ehm ehm...

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    1. ma tu PUOI, loro non sono certo al tuo livello, scusa! :*

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    2. Prego Maestà (io me lo ricordo ancora il cipiglio che l'anno scorso ci ha spinto all'organizzazione della vacanza, che ti credi?) ;)

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