martedì 2 luglio 2013

Un sogno scritto nel DNA

Zia Anna, la sorella di Nonno, suonava il pianoforte tutti i giorni ed era bravissima.

Nonno, che non lo aveva studiato, lo suonava forse non altrettanto bene, ma a orecchio. Trovava la melodia e ci aggiungeva gli accordi, passando ore ed ore a suonare le sue canzoni mentre lo guardavo rapita.

Papà, che la musica l'aveva imparato da autodidatta, aveva una conoscenza profonda e molto "matematica" delle regole dell'armonia, ed era in grado di produrre suoni piacevoli da qualsiasi strumento si trovasse fra le mani, dal dijeridoo allo scacciapensieri.

Mamma ha suonato il pianoforte per anni arrivando ad odiarlo, ma da quando ha smesso le è sempre mancato.

A cinque anni iniziai anche io, ma non mi esercitavo, e dopo poco smisi. E da allora mi è sempre rimasto un vuoto nel cuore, un vuoto a forma di pianoforte.

Anni dopo iniziai a cantare a livello amatoriale, e mi piaceva tantissimo, ma la musica rimaneva per me un linguaggio sconosciuto a cui non riuscivo a accedere in nessun modo.

Invidiavo chi conosceva la musica, chi sapeva suonare uno strumento, chi sapeva leggere uno spartito. Invidiavo chi capiva quelle regole così astruse ai miei occhi che permettevano loro di mettere l'accordo giusto al momento giusto. 

Perché la realtà dei fatti è che sono sempre stata portata per il pianoforte, e posso ritrovare una melodia sulla tastiera in pochi istanti e a occhi chiusi. Ma la melodia da sola mi è sempre sembrata monca e misera senza il completamento degli accordi. E non ho mai avuto il coraggio di affrontare questo sogno per paura di ritrovarmi dopo due settimane a lasciar perdere di nuovo per mancanza di costanza.

Alcuni mesi fa, parlando di musica con AmicoStellare, in un momento in cui tante parti della mia vita si stavano inesorabilmente sgretolando mi sono resa conto che era il momento di affrontarlo di nuovo questo sogno, e l'ho fatto. 

Ed è successa una magia. Come se Zia Anna mi avesse lasciato un po' della sua bravura le mie mani hanno iniziato a muoversi sulla tastiera fin da subito con un'abilità inusuale per un principiante che non tocca un piano da forse 20 anni. Come se Papà avesse aperto i miei occhi dopo poco tempo ho iniziato a riconoscere configurazioni note di accordi e ho iniziato a capire le regole basilari per usarli, senza nemmeno dover chiedere conferma alla mia insegnante. Come se Nonno guidasse i miei movimenti ho iniziato a trovare le note giuste di una melodia in modo sempre più istintivo e veloce. 

Oggi, a meno di sei mesi dalla prima lezione, ho realizzato il mio sogno. Ho suonato in maniera accettabile un piccolo pezzo di una canzone che adoro. La melodia ad orecchio, gli accordi sulla base di quelle letterine fino a poco tempo fa incomprensibili che campeggiano sopra il testo: C-Am-F-G.



E so che è solo l'inizio, ma ora so anche che ce la farò. Perché è nel mio DNA, arrivato a me attraverso Zia, Nonno, Mamma a Papà.



Si, va bene. Un ringraziamento lo merita anche AmicoStellare per avermi involontariamente spinto a provarci. L'ho fatto attraverso una sorpresa citata mesi fa sul blog. Riconoscete la musica nella foto? È la prima canzone "difficile"* che ho imparato, ed è questa:



*i lettori musicisti sono pregati di non fare gli schizzinosi, suonare accordi così per me non è stato per niente facile, oh

10 commenti:

  1. Bravissima!
    Io, purtroppo, non sono mai stata portata per la musica: il mio DNA non ha "orecchio".

    Tu che puoi godi di questo meraviglioso talento!

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    1. il tuo DNA non avrà orecchio, ma è dotatissimo di penna e calamaio :)
      :-*

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    2. Per fortuna, cercando cercando, ognuno può trovare il modo più congeniale per esprimere se stesso

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  2. L'anno scorso a Londra c'erano in alcuni punti dei pianoforti, con un cartello che diceva di accomodarsi e suonare pure... se li trovi dovresti proprio provare!!

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    1. li avevo visti. ora ne è rimasto uno alla stazione di St. Pancras :)

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