giovedì 18 luglio 2013

Indiana Michi Amarcord: il dottorato

Momento Amarcord. Sistemando mi sono ritrovata fra le mani una cosa che mi ha ricordato il mio esame di dottorato (tre mesi fa, ma sembra sia passata una vita), e mi sono resa conto si di non averne mai parlato sul blog, presa da tutto quello che è successo dopo. Solo che è un gran peccato, perché ho avuto il dottorato in assoluto più nerd di cui io abbia mai sentito parlare, e insomma, una cos simile va celebrata a dovere sul blog, no?

Questa volta altro che Indiana Fringe, ho nascosto messaggi e significati nascosti in un sacco di posti.

Per la copertina della tesi ho ripreso l'idea da Indiana Fringe: un'immagine e sullo sfondo una serie di numerini binari, a significare le simulazioni. Che però nascondevano i ringraziamenti personali, codificati in binario.

La scelta del vestito è stata difficile. Volevo qualcosa di blu o di azzurro. E non perché il blu abbia un particolare significato, ma perché quel giorno mi sarei scontrata contro il lato oscuro della forza. Accompagnata dai miei fidi orecchini con le spade laser Lego, azzurre. Invece il pomeriggio mi dovevo vestire di rosso, perchè a quel punto avrei potuto tirar fuori quel tanto di lato oscuro della forza che alberga in me, per togliermi un po' di sassolini dalle scarpe. E così ho fatto.



Sono arrivata portando il computer in una borsa super nerd. Una borsa che ho trovato al museo della scienza di Londra. Appena l'ho vista ne ho comprate 4, per tenermene una e regalare le altre ad AmicoIngegnere, AmicoStellare e AmicoThor. E in questo modo li ho sentiti al mio fianco.


Il laser pointer era un regalo del mio capo di Cambridge. Perché sotto tanti aspetti mi ha dato più il gruppo di Cambridge che quello tedesco, e volevo averli con me in questo momento.

Nella presentazione ho voluto dare uno schiaffo ai tedeschi stupidi che anni fa mi avevano trattato male. Alla mia prima presentazione in un congresso decisi di mettere come sfondo uno splendido dipinto di Franz Marc, quello nell'immagine qui sotto. Occhio, non ho detto Carl Barks, che è un grande ma potrebbe essere considerato poco serio da persone con un'apertura mentale limitata. Sto parlando di un famosissimo e acclamato pittore (tedesco, ci tengo a sottolinearlo) i cui quadri sono esposti nei musei più importanti del mondo. Ecco, per i miei colleghi la scelta dell'immagine era poco felice, in quanto risultava troppo poco seria.


E stavolta ho fatto la stessa cosa: per ogni diapositiva ho messo un pezzetto di un quadro o un'opera d'arte, diverso a seconda dell'argomento. Nella mia presentazione di dottorato ci sono Fidia (o meglio, la sua scuola), Cezanne, Vasarely, De Chirico, Magritte, Balla, Arnaldo Pomodoro, Chagall e un po' di arte preistorica. E probabilmente nessuno dei tedeschi ha capito che quei numeri tridimensionali su sfondo verde e giallo sono un'opera d'arte, ma io lo so, e trovo che mettere nella mia presentazione, piena di numeri, i "numeri innamorati" dica molto di me e di quello che voglio dalla vita.


Alla fine della presentazione nei ringraziamenti lo sfondo era un'immagine molto bella. Un particolare dalla riproduzione di un dipinto preistorico bellissimo, che si può ammirare (la copia, non l'originale) in  uno dei posti che amo di più al mondo.

Ma non era una foto. Era un mosaico fatto di migliaia di piccole foto, poste in modo tale da ricreare l'immagine originale. Foto mie, della mia famiglia, dei miei amici, di momenti felici, di risate, di coccole. Foto dei momenti e delle persone che mi avevano accompagnato fino a lì aiutandomi a tenere duro. E tutte quelle persone, tutti quei momenti sono stati al mio fianco, anzi alle mie spalle, per tutta la interminabile discussione in cui ho dato risposte a volte taglienti, a volte spiritose, a volte disperate e piene di stanchezza. E ancora una volta, a tutti voi che ci siete stati in questi anni, che mi avete accompagnato in questa tragica avventura, e che continuate ad esserci, grazie. Vi voglio bene.

martedì 9 luglio 2013

Indiana Michi quindicenne

Ci sono momenti nella vita che fanno maturare, cambiare prospettiva e crescere. La fine di un dottorato avvenuta quasi in contemporanea con la fine di una relazione durata 5 anni e mezzo potrebbe rientrare nella categoria sopracitata.
Ma Indiana Michi, dall'alto del suo anticonformismo è finita nella situazione opposta e ora si ritrova a avere 15 anni.

Non riesce a concentrarsi su niente che sia anche solo minimamente responsabile (lavoro, studio, attività di pulizia della casa, cucinare, fare la spesa da persona adulta ecc.). Non che non faccia tutte queste cose, ma non è che sia così terribilmente motivata. E appena può scappa a prendere il sole.

Passerebbe tutto il giorno a dormire, suonare, uscire con gli amici.

Mangia schifezze con una frequenza allarmante. E (si, va detto) non ingrassa.

Va volentieri in palestra sognando vette di avvenenza da lei solo lontanamente sfiorate in passato.

Esce tutte le sere e fa spesso le 4 di notte a chiacchierare di massimi sistemi con gli amici.

Adora fare shopping e solo la consapevolezza di dover pagare l'affitto alla fine del mese (e non all'inizio quando arrivano i soldi) la salva dal dilapidare il suo stipendio ogni 2 del mese.



Organizza vacanze con gli amici in cui maschi e femmine dormono in stanze separate.

Conosce gente nuova ogni due giorni.

Esce con un sacco di ragazzi (vabbè, relativamente ai suoi standard, diciamo) e si ritrova a pensare cose del tipo "ma davvero i maschi sono così? cioè no, te prego!"

Si ubriaca (ebbene si, per tre volte Indiana Michi ha bevuto un'intera lattina di Pimm's). Sorvoliamo sugli effetti, diciamo solo che la sua carriera di bevitrice è finita ancor prima di iniziare.

Scopre serie televisive cult e si chiede come abbia fatto a sopravvivere senza averle viste fino al momento presente. Medita segretamente di lanciarsi in una maratona non-stop della durata di 15 giorni, ma per ora è ancora riuscita ad evitare (ha la vaga impressione che il suo capo non sarebbe felice).



Ha iniziato a vestirsi da femmina. Tutti i giorni (o quasi). A truccarsi no, perché "ha un viso che non ha bisogno di trucco per essere bello" (cit. AmicaAnni50 a cui sarà presto dedicato un post).

Ha deciso che 15 anni sono molto più divertenti di 29. E ha intenzione di goderseli per bene questi suoi (primi?) 15 anni.

martedì 2 luglio 2013

Un sogno scritto nel DNA

Zia Anna, la sorella di Nonno, suonava il pianoforte tutti i giorni ed era bravissima.

Nonno, che non lo aveva studiato, lo suonava forse non altrettanto bene, ma a orecchio. Trovava la melodia e ci aggiungeva gli accordi, passando ore ed ore a suonare le sue canzoni mentre lo guardavo rapita.

Papà, che la musica l'aveva imparato da autodidatta, aveva una conoscenza profonda e molto "matematica" delle regole dell'armonia, ed era in grado di produrre suoni piacevoli da qualsiasi strumento si trovasse fra le mani, dal dijeridoo allo scacciapensieri.

Mamma ha suonato il pianoforte per anni arrivando ad odiarlo, ma da quando ha smesso le è sempre mancato.

A cinque anni iniziai anche io, ma non mi esercitavo, e dopo poco smisi. E da allora mi è sempre rimasto un vuoto nel cuore, un vuoto a forma di pianoforte.

Anni dopo iniziai a cantare a livello amatoriale, e mi piaceva tantissimo, ma la musica rimaneva per me un linguaggio sconosciuto a cui non riuscivo a accedere in nessun modo.

Invidiavo chi conosceva la musica, chi sapeva suonare uno strumento, chi sapeva leggere uno spartito. Invidiavo chi capiva quelle regole così astruse ai miei occhi che permettevano loro di mettere l'accordo giusto al momento giusto. 

Perché la realtà dei fatti è che sono sempre stata portata per il pianoforte, e posso ritrovare una melodia sulla tastiera in pochi istanti e a occhi chiusi. Ma la melodia da sola mi è sempre sembrata monca e misera senza il completamento degli accordi. E non ho mai avuto il coraggio di affrontare questo sogno per paura di ritrovarmi dopo due settimane a lasciar perdere di nuovo per mancanza di costanza.

Alcuni mesi fa, parlando di musica con AmicoStellare, in un momento in cui tante parti della mia vita si stavano inesorabilmente sgretolando mi sono resa conto che era il momento di affrontarlo di nuovo questo sogno, e l'ho fatto. 

Ed è successa una magia. Come se Zia Anna mi avesse lasciato un po' della sua bravura le mie mani hanno iniziato a muoversi sulla tastiera fin da subito con un'abilità inusuale per un principiante che non tocca un piano da forse 20 anni. Come se Papà avesse aperto i miei occhi dopo poco tempo ho iniziato a riconoscere configurazioni note di accordi e ho iniziato a capire le regole basilari per usarli, senza nemmeno dover chiedere conferma alla mia insegnante. Come se Nonno guidasse i miei movimenti ho iniziato a trovare le note giuste di una melodia in modo sempre più istintivo e veloce. 

Oggi, a meno di sei mesi dalla prima lezione, ho realizzato il mio sogno. Ho suonato in maniera accettabile un piccolo pezzo di una canzone che adoro. La melodia ad orecchio, gli accordi sulla base di quelle letterine fino a poco tempo fa incomprensibili che campeggiano sopra il testo: C-Am-F-G.



E so che è solo l'inizio, ma ora so anche che ce la farò. Perché è nel mio DNA, arrivato a me attraverso Zia, Nonno, Mamma a Papà.



Si, va bene. Un ringraziamento lo merita anche AmicoStellare per avermi involontariamente spinto a provarci. L'ho fatto attraverso una sorpresa citata mesi fa sul blog. Riconoscete la musica nella foto? È la prima canzone "difficile"* che ho imparato, ed è questa:



*i lettori musicisti sono pregati di non fare gli schizzinosi, suonare accordi così per me non è stato per niente facile, oh