venerdì 26 ottobre 2012

Io non sono "choosy". E infatti si vede.

Con qualche giorno di ritardo mi accingo a parlare della quantomeno infelice uscita del Ministro Fornero.
Fondamentalmente ritengo che sarebbe stato meglio evitare di dire la frase in questione, ma non posso darle completamente torto.

Io mi sono laureata in archeologia, settore fortemente in crisi da molti anni, e fin dall'iscrizione all'università i miei genitori mi hanno chiaramente detto "noi ti appoggiamo qualunque sia la tua scelta, ma devi essere consapevole fin da ora che se scegli un corso di laurea "difficile" è molto probabile che un giorno tu per mantenerti debba accontentarti di fare un lavoro diverso da quello dei tuoi sogni." E non ci vedo niente di strano, purtroppo alcuni settori sono più in crisi di altri e questo va tenuto presente. Piacerebbe a tutti vivere nel mondo ideale, ma il mondo reale è che in alcuni campi il lavoro non c'è, e in altri ce n'è poco, e in Italia in generale siamo messi peggio che in altri paesi. E purtroppo nessuno ha ancora trovato il modo di andare a vivere nel mondo ideale.

Quando è arrivato il momento della scelta di vita avevo due strade: il lavoro dei miei sogni all'estero, o un lavoro qualunque a casa (e per qualunque intendo commessa o simili). Il lavoro dei miei sogni in Italia non c'era, non c'è, e sembra che non ci sarà almeno per un bel po'.

Ho scelto di partire, e ho accettato tutto ciò che questo comporta. E mi sono sacrificata per raggiungere ciò che volevo.

Negli ultimi 10 anni ho vissuto in 9 case diverse, distribuite in 8 città, di 5 paesi europei. Ho imparato due nuove lingue da zero, ho perso un sacco di amici, ho portato avanti una relazione a distanza per 5 anni, ho vissuto il cancro di mio padre da 1000 chilometri di distanza (e solo per un caso ero lì a dargli un bacio mezz'ora prima che morisse).

E la gente continua a dirmi che sono fortunata a vivere all'estero, ad essere pagata dignitosamente, ad avere tanta esperienza, a conoscere tante persone. E me lo dice gente che "io però l'inglese non lo so", o "io non riuscirei mai stare per un intero mese lontano dalla mia ragazza", o "no l'erasmus non se ne parla che come faccio a vivere in un paese straniero?" o "no, al nord non ci potrei stare il tempo fa troppo schifo". Beh, allora non lamentarti che sei disoccupato!

E no, non sto generalizzando, ce ne sono di persone così*. Alcuni anni fa mandai un'offerta di lavoro veramente eccezionale (ben pagata, prestigiosa, interessante e con pochi obblighi) a tutti i miei amici che potevano essere interessati, ad alcune mailing list e ad alcuni docenti del campo. Nessun italiano fece domanda, e le stesse persone oggi vengono da me a lamentarsi che non hanno lavoro, e che io sono fortunata ad averlo.

No, non sono fortunata, ho solo deciso di sacrificare fortemente la mia vita personale per il mio lavoro, e sono stata ripagata dei miei sforzi.

Non sono stata "choosy", e si vede.

*e sono convinta che la Fornero si riferisse alle persone di questo tipo, non a chi tutti i giorni si dà da fare con fatica per tirare avanti, o raggiungere i propri sogni.

22 commenti:

  1. Michi, una cosa è essere forti, coraggiosi, come sei stata tu, e pronti a fare sacrifici. Non tutti lo sono e io lo posso pure capire. Ma qui si sta parlando di cose diverse. Essere schizzinosi non significa tanto essere deboli e voler stare a casa propria, vicino alle persone che si ama, quanto non volersi abbassare a fare certi tipi di lavori. Beh, ormai gente che rifiuta un lavoro (nel posto in cui già vive) solo perché non è alla sua altezza o perché non è quello per cui ha studiato, io non ne vedo molta.

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  2. Quello che dico è che purtoppo non c'è scelta, o ti accontenti e fai un lavoro non all'altezza delle tue aspettative, e allora non hai bisogno di "essere forte e coraggioso", oppure emigri. Il lavoro all'altezza delle aspettative e sotto casa purtroppo in questo momento non c'è, e per quanto questo sia assurdo e assolutamente ingiusto è la realtà dei fatti. Almeno questo è il mio personale punto di vista.

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    1. È vero, ma questo lo sappiamo già, non c'è bisogno che la ministra lo ribadisca. Alle mie orecchie è suonata come un'accusa del tipo se sei disoccupato è perché sogni il lavoro della vita. Alle mie orecchie di chi si è candidata per diventare bidella mi è sembrato uno schiaffo in piena faccia, perché come immagini non è esattamente il lavoro che sognavo di fare da bambina. Tu dici che le sue parole non erano rivolte a gente come me, ma a noi che ci diamo da fare e nel frattempo sognamo lei cosa dice?

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    2. Non so cosa ne pensi il ministro, posso dirti come io l'ho interpretato. Il fatto è che (per esperienza personale) questo tipo di atteggiamento è molto comune nei ragazzi all'università o appena laureati. Il ministro viene da quell'ambiente e credo si sia riferita a quel tipo di persone. Poi siamo in un momento di difficoltà e come sempre questo tipo di affermazioni ci fanno riflettere sulle nostre situazioni e personali, facendoci venire un po' di coda di paglia, e pensare che si, in effetti forse è colpa nostra. Ma io credo che ognuno di noi debba essere consapevole della propria situazione personale, e rendersi conto di non far parte della categoria di persone a cui il messaggio si riferiva, se è il caso. Cosa il ministro faccia o dica per persone come te o me non so dirlo.

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  3. Rifiutare un lavoro è un lusso che un giovane che vive in un paese ricco come l'Italia può ancora permettersi. La famiglia copre le spalle e dunque si può fare gli schizzinosi. E' solo questione di tempo, la prossima generazione di neolaureati avrà in genitori in difficoltà col la pensione ai minimi. E così avremmo superato anche il problema dei choosy. passo dopo passo risolveremo tutto :)

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    1. Beh, io mi auguro che non succeda ciò che dici, anche se le probabilità sono bassine...

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  4. Tu dici cose molto vere e molto giuste.
    Partire non è un giochetto. Essere lontani non è figo. E' difficile.
    Per chi parte e per chi, per una qualche ragiorne, rimane.
    E poche cose fanno arrabbiare come il sentirsi dire che culo che hai, ad essere a millemila chilometri da tutti quelli a cui vuoi bene. O sentirlo dire da chicchessia alla persona che ami, davanti a te, che resti, e che pensi che no, che culo proprio per niente.

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    1. Ti ringrazio, la penso come te. Anche se sicuramente vivere all'estero ha tanti lati positivi il sacrificio è comunque grande, e in pochi se ne rendono conto.

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  5. ne abbiamo già discusso.. ;)

    quindi mi limito a due brevissimi contributi.
    Che gli italiani, purtoppo anche i giovani, sono provinciali. qualche mese di soggiorno all'estero dovrebbe essere obbligatorio per tutti, tanto per vedere che c'è un mondo la fuori! (e per evitare di parlare giusto perché possediamo quella curiosa apertura sotto il naso..)

    E che -da parte sua- il ministro del lavoro la situazione dovrebbe cambiarla, o almeno provarci, invece che limitarsi a fotografarla.

    Per il resto, tutto il mio sostegno alla tua scelta! :)

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    1. sono d'accordo con te (come ti avevo già detto) :)

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  6. Ciao,
    mi chiamo Giovanna, ho 30 anni, e ho fatto la scelta opposta alla tua. Laurea e dottorato in lettere classiche, ora lavoro in banca d'Italia. Che come piano B non è andata nemmeno male, visto che è un lavoro ben pagato e alla fine non mi dispiace, ma capisci da te che avrei voluto fare altro. Quest'anno mi sono iscritta di nuovo all'università (laurea magistrale in storia, questa volta), perché non mi andava di perdere quello che davvero mi piace, volevo continuare a occuparmene. Però non volevo ribaltare la mia vita ed emigrare. Ho vissuto all'estero per un periodo, prima di cambiare strada, ero a Parigi ed è stato anche bellissimo, ma "casa" è da un'altra parte, non so se mi spiego. Alla fine sono contenta di com'è andata, e penso sia anche normale dover fare dei sacrifici per ottenere quello che veramente vogliamo. Però dipende fino a che punto. Ognuno fa le sue scelte in base alla sue priorità, e penso che tu sia stata molto forte a prendere le decisioni che hai preso (non fortunata: io mi arrabbio come una bestia quando mi dicono che sono fortunata ora ad avere un buon posto fisso, perché ho fatto un mazzo così a preparare il concorso per ls banca!); però penso che sia un po' triste un paese dove per realizzare le proprie aspirazioni si è costretti "a sacrificare fortemente la vita personale".
    Tutto qua. Scusa se ho scritto troppo, e complimenti: è da un po' che seguo il blog e non ti conosco, ma mi sembri proprio il tipo di persona che mi piacerebbe conoscere! In bocca al lupo per tutto!

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    1. Cha la situazione attuale sia assurda è triste è secondo me fuori di dubbio. E il confronto con l'estero è impietoso, perché dimostra come una società diversa sia possibile. Solo che per quanto io possa sperare che le cose cambino, non i sembra che sia molto probabile, e non solo a causa della classe politica in generale (che ha naturalmente grandi responsabilità nella cosa) ma anche per colpa di una mentalità sbagliata che ci ritroviamo a portare in avanti singolarmente.
      Grazie per i complimenti!

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  7. Michi, standing ovation per il tuo post. Io non i titoli né gli anni per poter pontificare, ma la penso come te, dal basso delle mie piccole conoscenze. La Fornero, diciamolo chiaramente, ha fatto un'uscita assai infelice, ma non immotivata. Però è vero anche che c'è una quantità di persone che si sbatte davvero. Poi c'è anche troppa gente che si crede un cavolo e mezzo solo perché ha una laurea (magari improbabile). Ora, ti dirò di me: io ho fatto Msc e Phd in Uk in economia e sono tornata in Italia per motivi personali. Mi sono data tempo due anni e se non trovavo lavoro tornavo in Uk che lì un lavoro in università l'avrei trovato (fosse anche a Aberyswith o come si scrive, in qualche università mi avrebbero sicuramente presa). Tornata in Italia mi sono sbattuta per due anni tra Molise, Roma e Bologna (tutto in settimana) per zero lire, poi alla prima occasione trovata sul Corriere Lavoro ho risposto ed eccomi lì. Non è il lavoro dei miei sogni, ma è relativamente attinente ai miei studi e non mi posso lamentare, non guadagno tantissimo, ma nemmeno poco, va bene così. Non mi lamento, la routine anche nella mia professione è la mia compagna. Tutti noi sogniamo, ma poi chi di noi è davvero all'altezza di un sogno? Io sinceramente no. E ora non voglio nemmeno sacrificare mia figlia alla mia carriera, che ha prospettive minime, anzi è più probabile la cassaintegrazione.... Questo per dire, la Fornero ha sbagliato, non può dire queste cose con una percentuale di disoccupati e di precari così alti come ci sono adesso in Italia. Nel contempo dico che ha ragione, perché c'è troppa gente che si crede chissà cosa. Tempo fa dovevamo reclutare un collega, è arrivato il mondo, improbabile, ti assicuro, di bassissima qualità. E allora, come se ne esce? Non lo so.
    Michi, buona fortuna, buon lavoro. A volte è davvero dura stare lontani. Io ho abbracciato mia madre prima che morisse, ma lei è morta dopo che io ero partita, ma io ero in Italia anche se a 1000km di distanza. Queste cose succedono anche se sei nella tua terra.
    Ti abbraccio

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    1. "Questo per dire, la Fornero ha sbagliato, non può dire queste cose con una percentuale di disoccupati e di precari così alti come ci sono adesso in Italia. Nel contempo dico che ha ragione, perché c'è troppa gente che si crede chissà cosa. Tempo fa dovevamo reclutare un collega, è arrivato il mondo, improbabile, ti assicuro, di bassissima qualità. E allora, come se ne esce? Non lo so."
      Sono d'accordo, e forse ho dimenticato di dire che non volevo assolutamente dire che la Fornero abbia ragione al 100%, anzi, ma visto che per diversi giorni tutti si sono scagliati contro di lei dicendo giustamente che c'è un sacco di gente che si dà da fare e non ha risultati, ci ho tenuto anche a dire che personalmente conosco un sacco di gente che la frase della Fornero se la merita tutta.
      Grazie per l'abbraccio, ricambio!

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  8. Brava, Michi, sei stata e sei molto brava e coraggiosa, con la tua impegnativa scelta di vita all'estero, coerente con i tuoi sogni e con le tue capacità. Ti auguro di poter quanto prima ricongiungerti col tuo amore e coi tuoi cari. Mio figlio (ricorderai forse che ha studiato a Cambridge UK) non credo che tornerà più in Italia se non per vacanza: ora lavora negli USA con soddisfazione e buona remunerazione al suo dottorato di ricerca e ha una ragazza statunitense, dalla quale vola appena ha un momento libero. Noi genitori siamo rassegnati ad averlo un po' "perso" ma superaiamo con un sorriso l'egoismo e siamo davvero molto contenti per lui, dato che è della *sua* vita che si tratta.
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    La Fornero avrebbe dovuto limitarsi a dire quello che ha detto in una cena privata, non certo in una dichiarazione ufficiale da ministro del lavoro, umiliando migliaia di giovani in cerca di occupazione e pure impossibilitati, per diversi motivi, a spostarsi in giro per il mondo per cercarsela. La forza lavoro intellettuale italiana è ancora abbastanza apprezzata, all'estero, ma per la manodopera manuale la concorrenza dei Paesi poveri è fortissima.

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    1. Ti ringrazio per i complimenti e gli auguri. Sono d'accordo con te che la Fornero non avrebbe dovuto dire in un contesto pubblico quella frase, solo che dopo l'ondata di insulti ho considerato corretto dire il mio punto di vista, ovvero che dalla mia esperienza effettivamente ci sono un buon numero di persone che quel commento se lo meritano.

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  9. L'uscita della Fornero è stata decisamente fuori luogo, ma è l'idea generale che le autorità fanno passare da diversi anni a questa parte. Penso alla cerchia dei miei amici e conoscenti, e devo dire che conosco (vagamente)una sola persona che corrisponde alla descrizione del ministro: una tra diverse decine. Tutti gli altri giovani che frequento, della mia generazione e dintorni, o hanno scelto di percorrere la tua strada o di lavorare in ambiti diversi da quelli sognati. Emigrare non è mai facile, anzi, ma oltre al sacrificio di chi parte deve anche contemplare che ci sia qualcuno a restare (scusa se tocco questo tasto, ma per te che hai vissuto la malattia di tuo padre a distanza, immagino che ci fosse qualcuno a doverla vivere da vicino, e a me, da figlia minore con fratello emigrato, è toccato "scegliere" di non allontanarmi). Partire o restare alla fine è sempre un sacrificio, e personalmente non conosco proprio nessuno che abbia scelto di mestiere quello di lamentarsi della propria sfiga per non aver potuto prendere l'una o l'altra decisione. Forse sono solo fortunata a conoscere gente con la testa sulle spalle, ma un'affermazione del genere da parte di un Ministro mi infastidisce e non poco, soprattutto perchè non ha nulla a che fare con la realtà che vivo ogni giorno e mi risulta una generalizzazione inutile e dannosa, un modo di buttare (altro) fango su un "problema" che non si riesce a risolvere. Avrebbe potuto usare le parole di Cetto La Qualunqe: "i giovani sono un problema, non una risorsa". Srebbe stata di certo più onesta...

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    1. Io invece conosco molta gente che invece corrisponde alla descrizione fatta (con poco tatto, pessimo tempismo ed in modo abbastanza antipatico) dal ministro.

      Non sono persone che fanno parte della mia cerchia di amici e posso definirli come semplici conoscenti o parenti di conoscenti; del resto noi tendiamo a sceglierci amici negli ambienti che frequentiamo e tra coloro scegliamo quelli più simili a noi per aspirazioni, occupazioni, livello culturale, etc...

      ---Alex

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    2. non direi che la mia cerchia di amici/parenti sia molto omogenea, ne' per aspirazioni, ne' per occupazioni, e nemmeno per livello culturale... resta solo l'opzione "sono fortunata" e di "choosy" in vita mia ne ho conosciuta una sola...

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    3. La mia esperienza è come quella di Alex, magari è solo questione di fortuna o di ambiente, o semplicemente del caso. Per quanto riguarda il "non poter partire" hai assolutamente ragione, non tutti possono permetterselo per motivi familiari, però posso assicurarti che conosco più di una persona che è andata all'estero lasciando i genitori o il genitore da solo in una situazione di seria difficoltà, e senza nessuno su cui appoggiarsi. Come conosco altre persone che usano la scusa della famiglia per giustificare il non volersi spostare (come se il fatto di non sentirsela non fosse un motivo valido e sufficiente). Voglio dire, non c'è niente di predeterminato, non è che se hai un genitore da solo e col cancro non parti, io rimarrei, per dire, ma tanta gente non lo fa. Io non voglio andare nello specifico della situazione personale di ognuno, ho messo i miei due centesimi nella discussione, dicendo che io mi sono trovata a interagire con una massa di persone che avendo la possibilità e l'opportunità hanno scelto di non tentare nemmeno di partire, ma poi lamentandosi che non hanno realizzato le loro più grosse aspirazioni. Non avevo certamente intenzione di scrivere un saggio sociologico analizzando tutti i fattori che possono avere un peso nel discorso.

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  10. Ogni tanto passo di qua, ma non ho mai commentato.
    Io penso che un ministro non possa dire quello che ha detto - anche se lo pensa e pure se fosse vero - perchè il suo compito è quello di far tendere il paese reale a quello ideale e non quello di ridimensionare le aspettative delle persone colpevolizzandole: a quello ci pensa la vita tutti i giorni.
    Io non direi mai ad una persona che è dovuta emigrare che è fortunata, perchè per come sono fatta io sarebbe un sacrificio molto forte e lo farei se ci fosse un conflitto oppure se morissi di fame oppure se malata penserei di curarmi meglio in un altro paese. Ognuno nella vita ha il dovere di essere felice e dato che ognuno è diverso percorrerà strade diverse: per me la vita privata è più importante di quella lavorativa e quindi mi accontento (senza mai lamentarmi e anzi essendone felice) di fare il migliore lavoro che sono stata in grado di trovare nella mia città. I miei per lavoro hanno cambiato città, pur rimanendo in Italia, e so già qual è il prezzo di essere da soli e di non aver potuto conoscere e frequentare veramente nonni, zii, cugini. E so quando i miei nonni sono mancati, la sofferenza dei miei e i loro sensi di colpa nei confronti di chi era al posto loro.
    La scelta di non andare non ha niente a che vedere con l'essere schizzinosi e veramente io di schizzinosi di fronte al lavoro ne ho conosciuti pochi nella mia generazione. Diciamo che non andiamo a lavorare gratis ... o forse facciamo anche questo :-(.
    ciao
    francesca

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  11. Ti ringrazio per la tua opinione. Trovo anche io che la Fornero non avrebbe dovuto dire la frase incriminata, e infatti la mia discussione verte sulla frase in sé piuttosto che sul contesto. Come nel caso di Goldie probabilmente frequentiamo persone diverse, posso assicurarti che di persone "schizzinose" ne ho conosciute molte, probabilmente perché ho frequentato un ambiente particolare e sotto alcuni aspetti ristretto.
    Io trovo sacrosanto che si voglia rimanere in Italia, vicino alla propria famiglia e ai propri affetti, quello che trovo sbagliato è il volere tutto e subito. Purtroppo se si vuole rimanere in Italia bisogna accontentarsi (come dici tu) di un lavoro che nei migliore dei casi non risponde alle massime aspettative. Non sopporto e non accetto le persone (e ne conosciute molte) che vogliono rimanere in Italia, non si accontentano del lavoro che hanno trovato e poi non cercano di cogliere l'occasione di migliorare le cose quando ne hanno la possibilità. Insomma, mi danno fastidio le persone che si lamentano a vuoto, e poi magari ritengono me fortunata perché mi sono sacrificata più di loro. Fra le persone che ho incontrato ce ne sono un certo numero che rispondono a questa definizione, e il mio post si riferiva a loro. Pieno rispetto per chi si dà da fare e si sacrifica, in qualsiasi modo.

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