lunedì 30 aprile 2012

Cambridge non è in Germania

Quando sono arrivata CoinquilinaItaliana è venuta a prendermi in macchina, mi ha portato a casa e poi mi ha invitato a cena fuori insistendo per pagare.

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CollegaItaliana: Domenica c'è il pranzo a casa del CollegaPakistano, ti va di venire?

CollegaItaliana mi viene a prendere in bici all'unico incrocio della città che è sicura che conosco. Mi porta a casa di CollegaItaliano che mi presta una bici. Pianino pianino mi guidano lungo il Cam, io che arranco sulla bici (aveva la marcia bloccata a 3) e loro pazienti che mi aspettano.

CollegaPakistano e la moglie mi ringraziano, non dovevo portare i cioccolatini! Il grande capo JohnLennon mi sorride e mi fa qualche domanda di cortesia, le CollegheCinesi mi parlano a turno e mi sorridono. Il CollegaMessicano mi racconta di quello che fa di lavoro.

Quando JohnLennon torna a casa ci mettiamo a giocare a Pictionary junior con la figlia di CollegaPakistano. Io ho indovinato "Torch" e "Rocket", ma "Armchair" non sapevo proprio cosa fosse.HA vont l'altra squadra, ma abbiamo riso come scemi.

Torniamo a casa sempre in bici, sempre pianino. CollegaItaliano mi dice che forse la sera si esce, mi fa sapere.

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Stasera torno a casa, CoinquilinaItaliana è in palestra, avevamo già deciso di mangiare insieme. CoinquilinoItaliano ed io prepariamo una cena superveloce. Tutta la sera a chiacchierare, a ridere, a fare discorsi un po' seri e un po'scemi. Mercoledì si rifà.

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Mi sa che Cambridge non sta in Germania...

domenica 29 aprile 2012

Cambridge, giorni 0 - 2

Giorno 0:
All'atterraggio l'aereo ha ballato per 20 minuti lasciandomi verde e barcollante? Che importa, è andato tutto bene, la nausea passa presto.
Al banco degli autobus mi hanno detto che il biglietto invece di 29 sterline come c'era scritto su internet ne costa 42. E vabbè, 50 euro per un percorso di 4 ore che in macchina fare in un'ora non è poi così tanto, anzi, è diretto e il bus è di superlusso.
Durante il viaggio diluvia a sprazzi: evviva, mi ha accolto il tipico tempo inglese! Ci sono un sacco di arcobaleni (almeno 3 se non me ne sono persa nessuno).
Arrivata a Cambridge la città sembra più un grande paese di campagna nelle zone al di fuori dal centro... case basse, con giardino... affascinante!
La stanza è carina, la casa molto bella e in una posizione comoda. La coinquilina è di una gentilezza disarmante, mi ha persino invitato a cena fuori come benvenuto.



Giorno 1:
Il posto di lavoro è bellissimo, solo a guardare i nomi sulle porte mi emoziono. I colleghi sono simpatici, il capo gentilissimo. Certo però, me lo immsginsvo più grande il campus.
La città è un amore, piccola,antica. Certo, parecchio piccola.
Oh, ha ripreso a piovere. Ma tanto poi smette. Vabbè, non smette, vado a casa, da qui è un quarto d'ora...
...
(mezz'ora dopo, sotto la pioggia torrenziale, bagnata fino alle mutande nonostante l'ombrello): Aiuto, quale è la traversa? Il suermercato l'ho superato, il negozio di letti me lo ricordo, l'ospedale no, ma nelle vie intermedie la casa non l'ho vista... Sono tre volte che faccio avanti e indiettro e non so dive andare. Accidenti alle vie inglesi tute uguali tutte con le case col giardino senza nemmeno un campanello su cui leggere i nomi...
Chiamo la coinquilina che mi dà il nome della strada.
Trovo la casa, diluvia, vado ad aprire la porta con l'ombrello, lo zaino tedesco garantito impermeabile intriso d'acqua con dentro tutto quello che devo studiare, i giaccone zuppo, il mal di testa. La prima chiave apre la seconda no. Eppure ieri ho provato e apriva... Lascio da parte l'ombrello e riprovo. Non apre. E diluvia, ho le scarpe fradicie e ho pure rotto calza e calzino sull'alluce, lo sento. E devo ancora fare la spesa che non ho niente da mangiare. Letteralmente. E ho pure un inizio di sinusite nonostante il cappello.
..
...


Accidentaccio alla pioggia, al clima da schifo, all'Inghilterra e a me che invece di fare la centralinista alla vodafone sotto casa come tutta la gente normale ho deciso di andare in giro per il mondo!!! E accidenti a questa stramaledettissima porta che...
CLIK
"Ciao, sono il coinquilino che ancora non avevi incontrato, hai qualche problema?"
"ehm... non riuscivo ad aprire la porta, scusami..."
Una sinusite e due aspirine dopo ho ripreso contatto con la realtà.

Giorno 2:
Portato il Mac a riparare nel bellissimo apple store al centro della città (Roma, impara!), dove hanno detto che se l'errore è dovuto alla riparazione fatta sei mesi fa non devo pagare.
Comprato per 30 sterline cappotto semi impermeabile imbottito, che qui evidentemente il loden non basta. E ha pure il cappuccio.
Comprati per una sterlina shampoo, balsamo e crema per il corpo di super marca, oltre ad altre cosette che mi servivano (si, anche le pantofole).
Trovato il mio negozio di biscotti preferito, fatto scorta.
Imparata la strada per casa.


Bello qui, mi piace. Se poi la smettessi di avere tendenze bipolari starei pure meglio...

mercoledì 25 aprile 2012

Il 25 aprile, Nonno, e la Union Jack

Nel post precedente ho detto che ieri ho comprato una bellissima sciarpa con la Union Jack, che spero mi sia di buon auspicio per la prossima avventura inglese.

Negli ultimi giorni sono passata spesso di fronte a negozi pieni di magliette, sciarpe, orecchini e chi più ne ha più ne metta con stampate le bandiere degli Stati Uniti e del Regno Unito. E ho pensato al mio nonno (il marito della nonna sprint), e ho avuto voglia di comprare la sciarpa ogni giorno di più.

Il mio nonno quando ero piccola mi cantava un sacco di canzoni, e oltre a "La Pansè" e a "Forse ti chiami Mimì" mi cantava anche "It's a long way to Tipperary" e "Yankee Doodle".

Il mio nonno fin da quando ero piccolissima mi ha insegnato che la bandiera inglese si chiama "Union Jack" e la bandiera americana "Stars and Stripes".

Il mio nonno portava sempre in tasca una sterlina, e quando ero piccola mi piaceva molto giocare con questa moneta così spessa e pesante, così diversa dalle nostre lire. E da quando sono andata a Londra la prima volta porto anche io sempre una sterlina nel portafoglio, anzi tre. Una moneta da una sterlina e una da due, quest'ultima con una bellissima elica di DNA nella parte centrale.

Perché per il mio nonno gli inglesi e gli americani erano i liberatori.

E per questo porto al collo una bandiera inglese e nel portafoglio una sterlina. Per ricordare chi ha liberato il mio nonno

In partenza

Biglietto... fatto
Valigie... fatte
Casa... ce l'ho
Biglietto del bus... da fare sul posto
Sterline... le prendo lì
Macchina fotografica e computer... presi
Caricabatterie dei suddetti... presi
Spina internazionale... da prendere ma tanto me la scordo di sicuro, soprattutto perché fra spine svizzere, tedesche, inglesi e italiane sicuramente quella che mi serve me la sono persa
Beauty case... preso ma ridotto all'osso, shampo, balsamo, creme e co. me li compro lì
Pantofole... dimenticate come al solito (non ho mai messo un paio di pantofole in valigia, non me le ricordo mai. Quasi quasi stavolta non le prendo apposta)
Costume da bagno... ce l'ho (per la piscina, che vi credevate? mica vado alle Galapagos)
Vestito da sera (metti che William e Kate mi invitino a una delle loro feste)... preso
Scarpe abbinate... prese (mica potevo andarci in pantofole, visto che come ho detto non le porto)
Risotti in busta per ogni evenienza... presi, tre. Almeno la prima sera so cosa mangiare.
Libri... presi, pochi però. Pochissimi, meno di una decina. Ma al massimo me li compro lì, stavolta capisco. E non è poco.

Coccole... fatto scorta, speriamo che mi bastino
BONUS: sciarpa con la Union Jack comprata ieri. So che è kitsch, so che è turistica, ma non mi importa....



Cambridge, arrivo!!!!!!!

martedì 24 aprile 2012

Provaci ancora Woody

Dopo essermi innamorata del film "Midnight in Paris", sono andata con trepidazione ieri a vedere "To Rome with Love". Delusione cocente.



Woody Allen nel caso di Parigi ha descritto il punto di vista sulla Ville Lumière di un gruppo di stranieri illustri (principalmente americani) del passato. E mi ci sono ritrovata in pieno, adorando quel periodo storico e avendo lo stesso punto di vista su Parigi.
Con Roma ha fatto qualcosa di simile, compiendo però un errore madornale. Se anche in questo caso il regista avesse messo il suo punto di vista negli occhi di un gruppo di stranieri probabilmente la cosa avrebbe funzionato. Invece Woody Allen in questo caso usa la sua visione per costruire un gruppo d italiani. E qui perde credibilità. Stereotipi a non finire, su una Roma a metà fra la Dolce Vita e i film di Sordi.
Il padre di famiglia che ha lavorato duro per far studiare il figlio, il giovane comunista con il paraocchi, la musica lirica, il vecchio attore, bavoso latin lover, la giovane coppia del nord, ingenua e bigotta (almeno in superficie), l'alta società ugualmente bigotta (salvo poi usufruire dei servizi della prostituta straniera), la moglie gelosa che gesticola e punta il coltello contro chi non è d'accordo con lei durante una cena, il vigile urbano...

Le storie in sé sono anche interessanti, ma quello che è certo è che non sono romane. Come può Woody Allen, che prende un grande attore toscano come Benigni presentandolo come l'archetipo del romano, aver capito qualcosa dell'Italia? L'interpretazione di Benigni è ottima, la storia che racconta è molto divertente, forse anche romana, ma Benigni sicuramente romano non è. Sono più credibili le storie in cui i protagonisti sono americani. Non parla molto di Roma, ma il mondo che descrive è accettabile e credibile.

In breve mi sembra che Woody Allen non abbia capito niente di noi, ma voglia far credere il contrario. Stasera mi riguardo "Midnight in Paris", va...

AGGIORNAMENTO
Ho letto questa recensione che dà una visione completamente diversa della cosa e l'ho trovata interessante. Anche se secondo me è un aspetto non facile da cogliere quando si vede il film.

giovedì 19 aprile 2012

Giornata no

Ho perso 15 ore di lavoro che mi servivano per domani (e no, stavolta l'opzione "chiudo il programma che ha fatto saltare tutto, tanto mi scrive l'output nei "recovered files"" non ha funzionato. grazie eh...).

Ho litigato con Indy al telefono

Il cellulare mi funziona come gli pare a lui (il che significa che non funziona)

Sto aspettando di sapere se ho perso altre 10 ore di lavoro, sempre per domani. (aggiornamento: le ho perse)

Ho un simpatico martello pneumatico che lavora ininterrottamente sotto la finestra del mio studio.



E sono ancora le 8.28 di mattina.

Secondo me a domani non ci arrivo.


(Tranquilli, non sono stata inghiottita da un buco nero, ma da un articolo. Non so se non sia peggio)

martedì 3 aprile 2012

Scene da congresso

Tizio sconosciuto, leggendo il cartellino: non riesco a leggere, da dove vieni?
Indiana Michi: dall'università di CittàDellaGermaniaCentroOccidentale
TS: Ah sul serio? CittàDellaGermaniaCentroOccidentale ha un università? Mai sentita!
IM, leggendo il suo cartellino: perchè invece Plön è MOLTO più famosa...

Morale: mai prendere in giro qualcuno che viene da un'università sconosciuta se la tua lo è ancora di più

Tizia sconosciuta di fronte al mio poster: Ciao!!! Come stai?
Indiana Michi: Ciao! Bene e tu? (Cavolo, questa è troppo amichevole... Sicuramente mi conosce e io non me la ricordo per niente... Chi è? Cartellino dove sei? CARTELLINOOOOO???)
TS: tutto bene bla bla bla...
IM: (chi seeeeiii??? Dove ti ho conosciutooo???)
TS: bla bla bla...
IM: Posso chiedere come si chiama?
TS: Nome e Cognome
IM: (fiuuuuuuu... non la conosco) Piacere di conoscerla!

Morale: mai essere troppo amichevoli con la gente che non conosci, rischi di portarli sull'orlo dell'isteria nel cercare di ricordare il tuo nome

Indiana Michi va a prendere un bicchiere d'acqua dopo un'ora e mezzo che discute il suo poster.
Torna e vede un tizio sconosciuto che discute del suo poster dicendo idiozie e la gente che lo guarda sconvolta pensando "ma che schifezza di lavoro".

Morale: mai lasciare da solo il proprio poster.

...to be continued...

lunedì 2 aprile 2012

Indiana Fringe*

Sul mio poster parlo del lavoro degli ultimi 3 anni, ovvero simulazioni al computer su una cosa che non mi interessa più di tanto, ma va bene così.

Sul poster ho messo un'immagine della cosa che non mi interessa più di tanto, e come sfondo dei numeri binari, proprio a simbolizzare le simulazioni al computer.

Ma i numeri non erano scelti a caso, erano la traduzione dei ringraziamenti personali, che per conoscenza ho mandato a tutte le persone citate.

Non c'è niente da fare, frequentare AmicoStartrekkianoRosso sta dando i suoi frutti.



*Non sapete cos'è Fringe? Nemmeno io, so solo che è una serie televisiva molto nerd in cui ci sono messaggi nascosti, e tipi senza capelli che girano... Mi devo documentare...