martedì 24 gennaio 2012

Un incontro

Tutti i giorni c'è qualche piccolo gesto che faccio perché trovo che sia doveroso. Tipo alzarmi per lasciare il posto a sedere a qualcuno che ne ha bisogno. Mandare una mail a un giovane laureato segnalandogli un'offerta di lavoro che potrebbe interessargli. Chiedere lo scontrino quando un commerciante "dimentica" di darmelo. Pagare sempre e comunque il biglietto sull'autobus, anche se non controllerà mai nessuno. Gesti che mi fanno rinunciare a qualcosa, un po' di tempo, una piccola comodità, pochi centesimi di euro.
Poi ci sono gesti più grandi e faticosi. Rinunciare a un lavoro perché trovato sulla base di una "spinta".  Perdere un'opportunità importante e passare mesi d'inferno perché non ho accettato determinati compromessi.

Per poi vedere un vecchio conoscente, che ci ha messo secoli a laurearsi ma ha un lavoro importante e ben pagato grazie al paparino, che ti guarda dall'alto verso il basso per le tue scelte. E mi sento un po' un'idiota, un'inguaribile utopista che vive fuori dal mondo. E mi chiedo se ne vale davvero la pena di caricarmi di questi piccoli o grandi sacrifici, che alla fine non sembrano servire a niente.

Poi capita di andare a teatro, e vedere un uomo. Un uomo pacato, sorridente, con gli occhi brillanti e la voce serena, ferma.

Una lettera dopo l'altra viene scritta su un'enorme lavagna, e un attore ripercorre la sua vita. Vita di bambino utopista, di giovane convinto dei suoi ideali. E un giorno, di fronte a un bivio, la scelta.

Da una parte la sua vita, dall'altra i suoi ideali.

Sceglie. Rinuncia ad una vita normale, rinuncia a passare del tempo con la sua famiglia, rinuncia ad un rapporto normale con il figlio, rinuncia alla tranquillità di sedersi a tavola ed aspettare il rientro di una persona cara con la tranquilla soddisfazione di sapere che tutto va bene.

Rinuncia ai suoi amici e mentori, che gli vengono portati via in modo brutale e annunciato. Rinuncia alla sua moto. Rinuncia ai fine settimana, al cinema, all'anonimato. Ma non rinuncia a sorridere.

Va avanti per la sua strada, costellata di poche parole: giustizia, legalità, libertà. Tre parole, tre concetti che in realtà sono uno, ognuno di essi non potendo esistere in assenza degli altri.

Ieri, guardando negli occhi Pietro Grasso, magistrato, giudice del maxiprocesso contro Cosa Nostra, capo della Direzione nazionale antimafia, ho deciso che sì, vale la pena.

Vale la pena di rinunciare a una piccola-grande comodità per ribadire anche in un piccolo gesto ciò che ritengo essere giusto. Vale la pena di farsi prendere in giro dalle trote di passaggio perché non scendo a compromessi. Vale la pena di dire ancora e ancora che determinati comportamenti non sono giusti, di fare scelte che sembrano fuori dal coro, di continuare a seguire gli ideali di giustizia e legalità.

E ne vale la pena perché tanti grandi uomini come Pietro Grasso lo hanno fatto in modo incredibilmente più significativo e difficile di quanto non possa farlo io, e hanno vinto. Dalle loro vite e dalla morte di molti di loro è nato qualcosa che forse alcuni decenni fa non sarebbe stato immaginabile.

Ne vale la pena perché se ci sono riusciti loro posso riuscirci anche io.

Ne vale la pena perché è il mio dovere e mia responsabilità.

Ne vale la pena per non morire di mafia.




Grazie Procuratore Grasso.

12 commenti:

  1. Hai ragione, nel mio piccolo pure io cerco di comportarmi "bene" ed anche io mi sento esattamente nello stesso modo.

    ---Alex

    PS = l'unica cosa però che mi sento di aggiungere è che Grasso è in quella posizione perché "qualcuno" ha confezionato una legge apposita per "far fuori" un altro giudice che personalmente io ammiro pure di più: Giancarlo Caselli. Mi domando perché ci sia stato bisogno di eliminare Caselli dal ballottaggio per il posto di procuratore nazionale antimafia.

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    1. non sono purtroppo in grado di risponderti riguardo al tuo post scriptum, posso però dire che nello spettacolo si dà enfasi al periodo precedente della vita di Grasso

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  2. Nella vita si compiono tante scelte...l'importante è non perdere di vista la propria scala di valori...e se quando si dice "è solo una questione di principio" come se fosse una cosa sciocca e infantile, beh. ci sono i casi in cui vale la pena essere persone di principio...

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    1. Sono d'accordo con te, solo che a volte è difficile ricordarsene

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  3. ma pensa, ci siamo sfiorate di nuovo. mi avevano invitato, ma non avevo la forza fisica di andare, anche se lo avrei voluto molto. perché sono con te su tutta la linea, tutto il tempo, tutta la vita. perché la differenza la fa, eccome. un abbraccio

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    1. e se invece di sfirarci una volta ci incontrassimo sul serio? :-*

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    2. hai ragione, volevo tanto invitarti a vedere la mostra a palazzo, ma sono giorni così incasinati per me, che non so mai quando sono in osp. e quando posso andare in ufficio...:(
      però sono fiduciosa che ce la faremo!

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  4. B R A V A. Un abbraccio anche da me.

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  5. Vale la pena sì. Per te e per chi lo fai che ti guarderà con negli occhi il suo piccolo grazie. Ti pare poco fare qualcosa per qualcuno? Ci sono persone che salvano il mondo così. :)

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