domenica 29 gennaio 2012

brrrrrr

Indy è risalito oggi pomeriggio su un treno triste, così triste che più triste non si può.

E da quando gli ho fatto ciao ciao con la manina e ho visto chiudersi le porte ho sentito tanto freddo.

Che non è ancora passato.

Sono a casa da circa 4 ore, vestita di tutto punto (scarpe comprese che le pantofole rischierebbero di essere troppo leggere), a 5 centimetri da un termosifone ustionante, con una coperta addosso e sento un freddo assurdo.


Ascolta Indy, il cuore te lo sei preso un po' di tempo fa, e mi sta bene, poi hai preso possesso del mio cervello tanto che ho difficoltà a non pensare a te, ma lo accetto volentieri. Ora possiamo fare un patto? Se ti do un pezzetto di fegato mi restituisci anticorpi e globuli bianchi per favore?


sabato 28 gennaio 2012

:)

Sono viva, è solo stata una settimana difficile!
Ma ora mi aspetta il fine settimana con Indy... evviva!!!!

martedì 24 gennaio 2012

Un incontro

Tutti i giorni c'è qualche piccolo gesto che faccio perché trovo che sia doveroso. Tipo alzarmi per lasciare il posto a sedere a qualcuno che ne ha bisogno. Mandare una mail a un giovane laureato segnalandogli un'offerta di lavoro che potrebbe interessargli. Chiedere lo scontrino quando un commerciante "dimentica" di darmelo. Pagare sempre e comunque il biglietto sull'autobus, anche se non controllerà mai nessuno. Gesti che mi fanno rinunciare a qualcosa, un po' di tempo, una piccola comodità, pochi centesimi di euro.
Poi ci sono gesti più grandi e faticosi. Rinunciare a un lavoro perché trovato sulla base di una "spinta".  Perdere un'opportunità importante e passare mesi d'inferno perché non ho accettato determinati compromessi.

Per poi vedere un vecchio conoscente, che ci ha messo secoli a laurearsi ma ha un lavoro importante e ben pagato grazie al paparino, che ti guarda dall'alto verso il basso per le tue scelte. E mi sento un po' un'idiota, un'inguaribile utopista che vive fuori dal mondo. E mi chiedo se ne vale davvero la pena di caricarmi di questi piccoli o grandi sacrifici, che alla fine non sembrano servire a niente.

Poi capita di andare a teatro, e vedere un uomo. Un uomo pacato, sorridente, con gli occhi brillanti e la voce serena, ferma.

Una lettera dopo l'altra viene scritta su un'enorme lavagna, e un attore ripercorre la sua vita. Vita di bambino utopista, di giovane convinto dei suoi ideali. E un giorno, di fronte a un bivio, la scelta.

Da una parte la sua vita, dall'altra i suoi ideali.

Sceglie. Rinuncia ad una vita normale, rinuncia a passare del tempo con la sua famiglia, rinuncia ad un rapporto normale con il figlio, rinuncia alla tranquillità di sedersi a tavola ed aspettare il rientro di una persona cara con la tranquilla soddisfazione di sapere che tutto va bene.

Rinuncia ai suoi amici e mentori, che gli vengono portati via in modo brutale e annunciato. Rinuncia alla sua moto. Rinuncia ai fine settimana, al cinema, all'anonimato. Ma non rinuncia a sorridere.

Va avanti per la sua strada, costellata di poche parole: giustizia, legalità, libertà. Tre parole, tre concetti che in realtà sono uno, ognuno di essi non potendo esistere in assenza degli altri.

Ieri, guardando negli occhi Pietro Grasso, magistrato, giudice del maxiprocesso contro Cosa Nostra, capo della Direzione nazionale antimafia, ho deciso che sì, vale la pena.

Vale la pena di rinunciare a una piccola-grande comodità per ribadire anche in un piccolo gesto ciò che ritengo essere giusto. Vale la pena di farsi prendere in giro dalle trote di passaggio perché non scendo a compromessi. Vale la pena di dire ancora e ancora che determinati comportamenti non sono giusti, di fare scelte che sembrano fuori dal coro, di continuare a seguire gli ideali di giustizia e legalità.

E ne vale la pena perché tanti grandi uomini come Pietro Grasso lo hanno fatto in modo incredibilmente più significativo e difficile di quanto non possa farlo io, e hanno vinto. Dalle loro vite e dalla morte di molti di loro è nato qualcosa che forse alcuni decenni fa non sarebbe stato immaginabile.

Ne vale la pena perché se ci sono riusciti loro posso riuscirci anche io.

Ne vale la pena perché è il mio dovere e mia responsabilità.

Ne vale la pena per non morire di mafia.




Grazie Procuratore Grasso.

mercoledì 18 gennaio 2012

Indiana Michi e l'orgoglio non abbastanza nerd...

Ormai lo sapete che sono nerd, no?
Mi piacciono un sacco di cose strane ed astruse tipo i dinosauri e il lego. E faccio un lavoro davvero molto nerd, per intenderci, quando ne parlo agli ingegneri mi guardano con ammirazione velata (il che è tutto dire).

Ma evidentemente non sono abbastanza nerd.

Oggi dovevo provare a fare una cosa con Python. Che nel mio caso non è un serpente grosso grosso da cui è meglio non farsi abbracciare, ma un linguaggio di programmazione.



È abbastanza facile, interessante, utile. E gratis, perché le cose da veri nerd sono spesso gratis (siamo nerd, mica scemi).

Io con Python ci avevo già lavorato, su Windows, e oggi ho deciso di riprenderlo in mano. Su Mac, però.

Cerco il programma (versione 2.6.7) e lo installo.

Non funziona.

Ma vabbè, qual è  il problema? Installo la versione dopo (3.1), che so che funziona. E infatti funziona. Se non che non mi legge il file che mi serve. Perché? Perché fra la 2.6 e la 3.1 ci sono un certo numero di differenze nei comandi del linguaggio, per cui il mio codice di non so quante pagine non funziona.

Disinstallo la 3.1 e torno alla 2.6.7.

Leggo il readme (la genialata di leggerlo dopo che il tutto non ha funzionato...)

Seguo le istruzioni e non funziona. Mi dà un errore con gcc (che sarebbe un programmino molto carino per tipi molto molto nerd).

Io ero sicura di averlo installato, me lo ricordo chiaramente perché mi era toccato caricare sul computer qualcosa tipo 8 giga di roba per poterlo avere. Lo cerco ed è lì, tutto carino, cucciolo e tenerone che mi guarda tipo gatto degli stivali.



Ma non funziona.

Maledetto.

Cerco su google, ma non so nemmeno cosa cercare. Alla fine disinstallo gli 8 giga di roba e ricomincio da capo.

Per avere sto famoso gatto con gli stivali devo registrarmi sul sito della Apple, dando una password che contenga almeno una lettera maiuscola, un numero e non so cos'altro (tipo #+@387<%&00_puccio, per capirci). password che ci metto regolarmente 10 secondi a dimenticare. Recupero la password, mi ri-registro, scarico gli 8 giga. Che stavolta sono diventati 12.


Ora trova il gatto con gli stivali.

E l'installazione non funziona.

Non c'è nulla da fare, non sono abbastanza nerd per fare questo lavoro.

Per fortuna che ho amici molto più intelligenti e nerd di me. Che sono riusciti a dimostrare che è il Python 2.6.7 ad essere bacato, non io.



Sia lode agli amici di blog, grazie Angelo!!!!

lunedì 16 gennaio 2012

Dedicato a Murphy


Oltre a tutto il resto (e il fatto che io alle 5 di mattina stia a postare sul blog la dice lunga...) pure il mal di denti?

Ma per la fine del mondo dobbiamo proprio aspettare dicembre? Almeno fosse vero...


venerdì 13 gennaio 2012

Post decisamente impopolare, ovvero "crocifiggetemi pure, ma con garbo please"

Leggevo un post di un'amica di blog.

Si discuteva di studio e lavoro. Perché, diciamocelo, chi studia di più da una parte passa ore ed ore a cercare di imparare cose che non gli serviranno mai, poi quando ha finito non trova nemmeno lavoro. Ma vabbè, non è questo che mi interessava discutere.

Due persone fra i commenti parlano dell'(in)utilità del liceo classico e del latino allo scientifico.

È il discorso che sento fare da sempre, un sacco di gente che sceglie il classico o lo scientifico e poi si lamenta delle lingue morte. Io ho scelto il classico, e nonostante avessi il 4 fisso in greco e il 6= in latino, lo sceglierei ancora. Mi ha dato tanto, mi hanno dato tanto anche l'odiato greco e l'odiato latino.

INIZIO SFOGO - ATTENZIONE, MORDO!

Ora mi chiedo: ma se trovi il classico e lo scientifico troppo pieno di vecchiume e povero di roba interessante, ma che caspita lo hai scelto a fare? Ci sono diecimila scuole diverse, classici sperimentali in cui si fa inglese e spagnolo al posto di greco e latino (pure lì: chiamarlo direttamente linguistico no?), scientifici sperimentali in cui si fa più matematica e scienze al posto di latino, licei linguistici, artistici, sociopsicopedagogici, istituti tecnici di millemila tipi, scegline un'altra.

Mi direte "magari la scelta è obbligata da parte dei genitori". Possibilissimo, ma allora prendetevela con i genitori invece che con il classico e lo scientifico.

Cioè, prima scegli l'unica scuola con il greco e poi ti lamenti che ti tocca studiare greco? 

FINE SFOGO (ovvero: riformulo)

Il classico e lo scientifico sono scuole da fare solo se si è certi poi di fare l'università, e nemmeno tutte le facoltà, secondo me. Danno tanta cultura, ma niente pratica, ed è un fatto. E i ragazzi dovrebbero saperlo, perché se no finisce che sbattono la testa contro una realtà inattesa che fa loro male e chiude tante strade professionali.

E a loro volta i genitori dovrebbero capire che se un ragazzo vuole fare un qualsiasi istituto tecnico non è qualcosa da evitare o di cui vergognarsi, si tratta probabilmente di una persona che a 18-19 anni avrà, oltre a quella di continuare a studiare, anche la possibilità di trovare un lavoro che ama (o comunque nell'ambito che ha deciso), invece di essere obbligato a chiudersi in un'aula universitaria anche se non gli interessa, dove si trova solo per far contento il parentado.

Quando si parla di piccoli paesi la scelta è più limitata e naturalmente i compromessi sono spesso un obbligo (conosco un archeologo che avrebbe adorato il classico, ma per un problema di praticabilità ha dovuto fare il commerciale, perdendo in pratica 5 anni e mettendoci un sacco di tempo per rimettersi in paro).

Però in ogni caso credo che sia importante che i ragazzi capiscono che una scelta è comunque possibile, e influenzerà il loro futuro in modo importante. E con questa consapevolezza penso che "scegliere il meno peggio" o "quello che amano" consapevoli dei limiti della propria scelta sia comunque meglio di sentirsi obbligati a fare una cosa di cui non si capisce il senso. Cioè, deve essere chiaro che al momento dell'iscrizione ci si prende una responsabilità, e poi non è "colpa del classico che fa schifo" ma dello studente che prende la decisione o di chi lo ha spinto in una direzione sbagliata.

E comunque non sto dicendo che il classico sia perfetto, non lo è. Secondo me, ad esempio, l'inglese dovrebbe essere curriculare per 5 anni. Ma il classico non è nato per insegnare a lavorare, e non obbligatelo ad essere ciò che non è.

(Scusate, sono arrabbiata con il mondo in questo periodo. Mi rendo conto che il tono non è molto gentile, portate pazienza. E naturalmente chi non fosse d'accordo lasci un commento e se ne discute)

giovedì 12 gennaio 2012

Gli studenti universitari sanno leggere?


Sulla porta c'è un cartello scritto in maiuscolo:

LA PERSONA TALE HA CAMBIATO STANZA, SI TROVA AL PIANO DI SOTTO NELLA STANZA TOT

Un minimo di uno studente al giorno (arrivando a punte di 4 o più) apre al porta e chiede della persona Tale.

Ma gli studenti universitari sanno leggere?

P.S.: lettore che vieni da Bitonto, posso chiederti chi sei? un pezzetto del mio cuore è nella tua città ;)

domenica 8 gennaio 2012

Date il benvenuto...

...ai vecchi post!

Dopo una procedura non proprio facilissima sono riuscita a riunire tutta la storia di paleomichi su di un unico blog!

evviva!!!!!



giovedì 5 gennaio 2012

Slalom gigante

Quest'anno niente propositi per l'anno nuovo.

Cioè, i propositi ci sarebbero pure (tipo perdere 25 kg, tingermi i capelli di blu elettrico - almeno qualche ciocca -, prendere di petto la parte schifida del mio lavoro ecc.) ma al momento non ho tempo da dedicare loro.
Quest'anno sarà uno slalom gigante di sci: due manches, se non passi la prima in modo accettabile non hai una seconda occasione. E per vincere bisogna essere i migliori in tutte le manches.

La prima manche sarà fra circa una settimana (gara maschile).



Poi c'è la prima manche femminile alla fine di gennaio.



La seconda manche maschile è fra febbraio e marzo.


La seconda manche femminile invece è fra marzo e aprile.




Un solo errore, una sola indecisione e la gara è persa. Ma qui si punta alla medaglia, e YES, WE CAN

...

...

(sperem...)


P.S.: so di essere criptica, ma alla fine prometto di spiegarvi tutto!

lunedì 2 gennaio 2012

Il regalo più bello del Natale 2011, ovvero Indiana Michi fashion blogger

Come previsto questo Natale è stato particolarmente pesante sul piano familiare.
Ma c'è un doverosissimo però: devo ammettere che per quanto riguarda i regali.... WOW!!!

Qui va fatta una doverosa premessa. 

WARNING - Si pregano le fashion blogger, le fashion addicted, e qualsiasi "fashion" di passaggio su questa pagina di ignorare le righe seguenti. O di tollerarmi per quello che sono. O di cliccare sulla x in alto sulla finestre del browser. GRAZIE.

Personalmente non seguo la moda. Non la amo, non mi interessa, non ne vedo più di tanto l'utilità, e comunque non me la posso permettere perché un capo di alta moda lo potrei al massimo utilizzare come cavigliera, un paio di scarpe alla moda mi ucciderebbero i piedi solo a guardarle, e spendere diverse centinaia di euro per un accessorio mi sembra fondamentalmente immorale. Datemi pure della bacchettona, non me ne vergogno.

Però ogni tanto (rarissimamente) transigo. Questo Natale ho ricevuto pochi regali, ma talmente bellissimi che anche se sono di marca mi sono innamorata. E comunque non costano miliardi. 

Il regalo di Indy



Non è bellissima???? Il colore in realtà non rende, è molto più luminosa senza però raggiungere il fluo. Appena Indy l'ha vista ha pensato a me, chissà come mai???? La adoro, è rossa, stupenda, leggera e capientissima. E rossa. E il commesso ha detto che è resistentissima, speriamo! Qualcuno ha esperienza con le Samsonite recenti? Le nostre di 25 anni fa resistono ancora bene.

Il regalo di Indiana Mamma

Qualche mese fa avevo vista questa spettacolare collezione di Furla: le Candy bag.
Non sono bellissime? Dai, ditemi di si!


Pura plastica (silicone?), colori fluo, sono bellissimissime!!! Però non potevo certo comprarmele, dai, insomma, spendere più di cento euro per una borsa di plastica, sai quanti libri mi ci compravo?

Poi è uscita la versione invernale glitterosa:


E ogni volta che le vedevo lasciavo un pezzettino di cuore vicino a loro.

Ma poi mi dicevo: vedi, messe così sono stupende, ma essendo trasparenti quando poi ci si mettono l'enorme mazzo di chiavi con il portachiavi dell'AVIS, il portafoglio, i fazzolettini smocciolati, la penna del dentista, la bustina di plastica di emergenza, le gomme, gli scontrini vecchi, le cartacce di quando non trovi il cestino, il libro che mi porto sempre appresso... Beh, poi non sono così fashion, no? E mi consolavo del fatto di non comprarmela.

E cosa mi ha regalato la mia mamma spettacolare?

Eccola! E' rossa, è bellissima, e non è nemmeno trasparente!!! La adoro!!!!!!

Grazie Indy, grazie Mammola, quest'anno sarà all'insegna del colore e dei sorrisi! Siete spettacolari!

E voi? Qual è il regalo più bello di questo Natale?