lunedì 20 settembre 2010

treni felici, treni tristi

I treni non sono tutti uguali. Alcuni sono particolarmente felici. Quelli di maggio, pieni di scolaresche caciarone e supereccitate dalla "gita", ad esempio. O quelli della fine di luglio, inizio di agosto, ingombri di valigie, di creme solari, di voglia di ritornare a casa per chi vive lontano, di scoprire mondi lontani per chi vive a casa. O quelli del 20 dicembre, ingombri di pacchi e pacchetti colorati e spiegazzai, di bianchera da lavare, di cose strane da mangiare sotto l'albero, di messaggini inviati a raffica "sto tornando, ci vediamo?". O quelli del venerdì pomeriggio.
I treni del venerdì pomeriggio sono i più felici di tutti. Sono treni che se solo Trenitalia li dotasse di pedali viaggerebbero alla velocità della luce, spinti dal desiderio di stare assieme, di baci, coccole, di "finalmente tre giorni insieme" che poi sono due, ma sembrano infiniti. Spinti dai mille programmi che si affollano in quelle poche 48 ore come se fossero elastiche  "E poi andiamo a fare un giro, a cena fuori, al museo, al cinema, a ballare, in giro per negozi (o per librerie), dagli amici, a prendere l'aperitivo in piazza...". E ad ogni stazione ci sono visi sorridenti, impazienti che sbirciano dai finestrini luridi alla vista di altri visi altrettanto sorridenti, altrettanto impazienti e "sbircianti".

Poi ci sono i treni tristi. Quelli della fine di agosto, inizio settembre, abbronzati, accaldati, con i capelli chiari di sole e gli occhi sognanti. Quelli del 6 gennaio, o del primo per molti di quelli che devono passare la frontiera.
Ma i più tristi sono i treni della domenica pomeriggio, gli unici che si spera sempre siano in ritardo, o ancora meglio, soppressi, ma non lo sono mai. Se i desideri e le preghiere potessero cambiare la realtà non partirebbero treni da mezzogiorno della domenica al mezzogiorno del lunedì. Sono treni frenati dai baci dagli abbracci infiniti contando i secondi (dai, abbracciamo ancora, che non parte almeno per i prossimi 40 secondi), dai cuoricini disegnati sulla polvere dei finestrini, del, "dai che ci rivediamo presto, e poi stasera ci sentiamo su skype", degli sguardi lacrimosi al di là del vetro. Sono treni che si vanno a prendere in due quando poi si parte da soli, sono i treni salutati da tante mani oscillanti e qualche lacrimone, con una mano già sul cellulare per una telefonata o un messaggio che possa far diminuire la mancanza e il magone.

Mi sono stufata di prendere treni tristi.

6 commenti:

  1. Ma pensa che ogni volta che prendi un treno triste poi ce ne sará uno allegro che ti aspetterá tra una settimana, un mese, o un anno.
    Di treni tristi ne ho presi parecchi, ma anche di allegri, per non parlare di aerei tristi, che sono anche peggio.
    Quando poi non é piú necessario prenderli, i treni tristi, la gioia di quei 2/3 giorni passati insieme un po' manca, le giornate intense passate a fare tante cose, oppure passate proprio a far nulla, a essere pigri, ma pigri insieme, sono speciali.

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  2. questo è uno dei più bei post che ho letto negli ultimi anni. Mi ha portato indietro nel tempo, ai miei treni ed ai miei viaggi, ai saluti ed ai commiati, a quei baci di qui parli, baci dal sapore struggente ed indimenticabile. Mi hai commosso, sappilo.

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  3. Stefafra: il problema sta proprio in quella "settimana o mese o anno" di cui parli. Con Indy ci vediamo circa un week end al mese (a meno di casi particolari, ferie o simili), e mi pesa tanto. So bene che è proprio questo a rendere quei pochi giorni speciali, ma mi pesa molto ugualmente.
    Unodicinque: grazie!

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  4. PS: ho fatto un sacco di errori!!!! si vede che ero emozionato......

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  5. Capisco... (anche se non ne ho mai avuto l'esperienza)
    Un abbraccione virtuale di consolazione.

    ---Alex

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  6. Unodicinque: errori? quali errori? ;)

    Alex: grazie!!!!!!!!!

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