martedì 25 maggio 2010

Tre storie

Nell'ultimo, interminabile, tratto di strada ho conosciuto tre persone.
La prima è una ragazza. Ha studiato in italia, e dopo un periodo negli Stati Uniti è andata a lavorare a Berna, dove vive da qualche anno. Berna le piace, certo, le manca il sole, la famiglia, però è contenta. Non sarebbe rimasta negli Stati Uniti, "va bene per un periodo breve, qualche mese, un anno, ma non di più. La mentalità è troppo diversa, e poi è davvero troppo lontano". A breve termine non pensa di tornare in italia, certo, le piacerebbe molto, ma per il suo lavoro le possibilità sono quasi inesistenti.

Poi un ragazzo. Genitori italiani, nato e vissuto a Berna, ha girato buona parte della Svizzera per lavoro. In un italiano perfetto, con un lieve accento del sud dice: "non mi piace la Svizzera, non mi ritrovo per niente nella mentalità. Troppo rigorosi, poco aperti, poco amichevoli. Certo, se ad esempio vado alla posta in Italia mi metto le mani nei capelli, però vuoi mettere il mare, il sole.... Vorrei andare un po' in giro, magari a Londra. Ma so che quando ci si abitua a vivere in Svizzera tutti gli altri posti sembrano disorganizzati e poco vivibili. Molto miei amici sono partiti per un po' ma sono sempre tornati con sollievo. Però voglio prvarci, la Svizzera mi sta davvero stretta".

Infine una ragazza, un po' più giovane dei precedenti. Ha vissuto per anni in Grecia, poi si è trasferita al Sud d'Italia. Vive a Berna da poco e non le piace per niente. "La gente è chiusa, rigida, non c'è mai niente da fare. Mi manca il mare, quando ce l'avevo davanti casa quasi non lo notavo, ma adesso sento proprio un vuoto, non riesco a farne a meno. L'inverno qui è lungo, l'estate inesistente, piove sempre, è tutto grigio. Non ce la faccio a restare qui, appena possomi trasferisco giù. Certo, sarà disorganizzato, ci sono un sacco di problemi, ma li conosco e li riesco a gestire, e almeno sono felice."

Tre storie. tre punti di vista diversi su due paesi così vicini, eppure così lontani.

9 commenti:

  1. Ed invece li trovo vicinissimi, anzi uguali.
    Le tre opinioni sono le stesse: amano il posto in cui hanno le radici.
    Che può essere quello dove sono nati oppure quello in cui hanno posto le fondamenta della loro vita.

    ---Alex

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  2. Non ne sono pienamente convinta. Le radici sono un concetto molto difficile da prendere in considerazione, almeno per me. Dove sono le mie radici? A Roma senza dubbio, ma anche da Indy, a Parigi, a Londra, a Ferrara, perfino un po' in Krukkonia... Non mi sentirei di dire che la ragazza numero uno abbia messo radici a Berna, e sono sicura che la ragazza numero 3 ha radici profonde in Svizzera (non ho detto proprio tutto, è anche una questione di "praivasi").

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  3. mi mangia i commenti, accidenti...

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  4. Le radici?
    A questo punto, e visto come si evolve la politica in Europa, é meglio perderle che troverle, soprattutto se sono la ragione per sentirsi, a sproposito, superiori agli altri.
    Appena qualcuno comincia a parlarmi di radici e di "territorio" mi viene l'orticaria, a forma di sole delle alpi.
    Per il resto, non é che in Italia ci siano il sole e il mare dappertutto, provate a vivere nella pianura del Po*, col nebbione per 6 mesi e l'afa maligna per gli altri 6.
    Se comunque dovessi sceglier dove piantare le mie radici direi a Wageningen (NL), posto dove mi ritrasferirei di corsa molto volentieri.
    *la parola "padana" e i suoi derivati é stata purgata dal mio dizionario per sempre, pure il grana é grana e basta, che se é p..no mi fa schifo per il nome.

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  5. Siccome non mi va di farmi condizionare la vita e pure il dizionario qualche malato di mente in camicia verde, io invece uso "radici" a volontà.
    Pensate, davanti alla TV mentre guardo una partita di una qualche nazionale italiana (preferibilmente rugby ma guarderò anche il calcio durante i prossimi campionati mondiali) urlo anche "forza Italia!"...

    Comunque per "radici" io intendo i legami: questi legami non sono per forza legati alla tradizione. I legami possono essere con gli amici, con luoghi, con un compagno.
    Non sono nemmeno permanenti... Sono variabili dipendenti dalle fasi della vita e quindi possono anche cambiare.

    Spero di essermi spiegato meglio...

    ---Alex

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  6. Cara Michi, davvero è così difficile vivere bene all'estero? Non si riesce a scavarsi un specie di nicchia calda e confortevole un po' dovunque dove si è? No, eh? E' un bel sogno, il mio, vero?

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  7. Mi viene in mente una canzone countri che dice che la parte migliore di tornare a casa é ripartire. (quando mi torna in mente il titolo poi ve lo dico).
    Quanto alle radici, uno le puó mettere temporaneamente ovunque, in ogni posto dove vivi lasci una radichetta, che ti fa sentire la nostalgia pure dei posti che ti sono piaciuti meno.
    Quanto ai cretini in verde, avendone di molto vicini (parenti di sangue, diciamo), ogni tanto mi prendono attimi di sturbo e violente crisi allergiche.
    E purtroppo le tendenze xenofobiche sono in crescita in tutta Europa.
    Blocher, Bossi, l'UKP, il tipo fintobiondo olandese, sono tanti e aumentano sempre piú, peggio di una marea nera, o meglio una marea bianca con le radici giudeo-cristiane-celtiche-pagane-padane.

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  8. country,
    pensare alla lega mi rende pure dislessica ;-)

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  9. Inizio da Pensierini: io vivo abbastanza bene all'estero. Vivrei senza problemi per periodi lunghi in Francia, in Svizzera e in Inghilterra (Londra, almeno). In Germania non molto, ma potrebbe essere un problema mio.
    Io ho radici ovunque, ho amato incondizionatamente Parigi e Londra, ci ho vissuto benissimo (a parte la mancanza della famiglia e di Indy, naturalmente). E' una questione di adattamento, è chiaro che se si vive all'estero non si può pretendere di avere lo stesso cibo, lo stesso clima, la stessa accoglienza che si ha in Italia, ogni paese è unico nei suoi pregi e nei suoi difetti. Però dalla mia esperienza "la nicchia calda e confortevole" non è un sogno, bisogna volersela costruire, e spesso è necessario anche l'aiuto di qualcuno (compagno, amici) che ti aiutino a decifrare il nuovo mondo. Quello che mi è mancato in Germania sono proprio gli amici, sono sicura che presto andrà meglio ;)

    Alex e Stefafra: come dice Alex non confondiamo radici e idiozia. Io sono profondamente legata all'Italia e mi sento italiana, e romana, fin nel midollo, ma non per questo penserei mai di essere superiore ai milanesi, o ai napoletani, o ai londinesi. Le radici "giudaico/cristiane/celtiche/pagane/padane" sono solo la scusa per sentirsi superiori e mascherare così la propria insicurezza, ma a questo fine non sono molto diverse da qualsiasi altra caratteristica. Rispetto, che so, al colore dei capelli hanno il "pregio" di sembrare ragioni più "elevate" o "storicamente valide" per fare idiozie, quindi hanno più presa con il grande pubblico. Ma non è colpa del concetto di radici, è colpa di chi le interpreta in modo scorretto.

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