venerdì 4 dicembre 2009

Non andatevene, l'Italia può continuare a crescere

Queste le parole del presidente Napolitano oggi, in risposta alla lettera pubblicata qualche giorno fa da Repubblica.

Io non sono una persona importante, e non credo che Repubblica pubblichi una mia lettera. Però qualcosa da dire ce l'avrei, e allora la scrivo qui.



Signor Presidente, sono belle parole le sue, vorrei crederle, davvero.

Ho solo un piccolo dubbio: come sarei potuta restare?

Come sarei potuta restare quando dopo 5 anni di risultati brilantissimi all'università mi vedo negato il dottorato senza borsa per una vendetta trasversale?

Come sarei potuta restare quando all'estero mi è stato detto "noi accettiamo solo studenti con borsa, non possiamo sfruttare i ragazzi come se fossere schiavi, non è corretto" e ho pensato alla situazione da noi?

Come sarei potuta restare quando facendo domanda per un posto ben pagato e molto prestigioso all'estero mi hanno preso subito, anche se non avevo il curriculum perfetto per quel lavoro, perchè avevano fiducia in me?

Mi dispiace signor Presidente, non sono restata. In effetti mi sento un po' traditrice. Un po' vigliacca. Forse, potrebbe dirmi, potrò tornare un giorno, perchè no?

Non lo so, signor Presidente. Non che non lo voglia, cerchi di capirmi. E' difficile lasciare l'Italia, sa signor Presidente?

E' difficile, signor Presidente, passeggiare per una città che è solo periferia, dove il palazzo più bello e antico è datato 1946, ed è stato ricostruito uguale a uno che stava dall'altra parte della città ed è stato distrutto da una bomba.
E' molto difficile, signor Presidente, andare via da quel sole che rende tutto più bello e colorato, che riesce a rimettere a posto una giornata storta, che fa venire voglia di cantare e ballare per le strade.
E' molto difficile, signor Presidente, abituarsi a mangiare cose diverse, girare tutto il supermercato e non trovare quello che si cerca, e poi alla fine dirsi: eh si, poverini, qui non ce l'hanno, non sanno cosa significa avere la scelta di cibi che c'è da noi.
E' davvero difficile, signor Presidente, imparare una lingua nuova, complicata. E' anche triste pensare che non possiamo più usare la nostra bellissima lingua, la lingua di Dante, la lingua di Ungaretti, nella vita quotidiana, nel lavoro, nelle cose che scriviamo. Alla fine uscirà persino dai nostri sogni, dai nostri pensieri, e staremo lì muti a cercare quella parola, quella che spiegava perfettamente il concetto, quella che ci sfugge, al suo posto ce n'è una straniera.

Ma posso dirle un segreto signor Presidente? Non credo che torneremo indietro se potremo evitarlo. O forse lo faremo, il richiamo del sole, il richiamo delle pesche mature e succose, del pesce fresco. Ma ce ne pentiremo.

Si stupisce di questo, signor Presidente?

Signor Presidente, lei la prende mai la metropolitana? Ah no, mi scusi, lei è un Presidente, ha la macchina con l'autista.

Beh, quando prendo la metropolitana a Francoforte, a Parigi o a Londra le persone che stanno ferme si incolonnano docilmente sulla destra della scala, in modo da lasciare la parte sinistra per chi ha fretta e vuole salire più velocemente. Alla stazione Termini di Roma sembra di essere in guerra. Spinte, gomitate, piedi pestati, e alla fine la scala mobile (quando funziona) e completamente occupata da persone ferme che chiacchierano, ascoltano musica, si guardano intorno, e che se vengono esortate gentilmente a spostarsi per lasciar passare dicono parolacce.

Quando aspetto in prossimità delle strisce a Francoforte, Parigi o Londra le macchine si fermano. E io le guardo sconvolta. Poi ci rifletto un secondo, sorrido e attraverso. Sono sempre intimamente convinta che arrivata a metà dell'attraversamento sentirò una sgommata e sarò quasi investita. Stranamente, però, non succede mai.

Lo sapeva signor Presidente che in Germania ci sono tantissimi diversi tipi di sconti sui treni? E sapeva che si può pagare un forfait annuale che permette di risparmiare il 25%, il 50% o il 100% del biglietto ferroviario? No, signor Presidente, non sto scherzando, non ho scritto cifre a caso, è vero. E, signor Presidente, lo sapeva che in Germania se il treno si ferma inaspettatamente per una qualche ragione lo dicono? E si scusano? Si, signor Presidente, mi rendo conto che le sembra strano, ma si fidi, è vero.

Signor Presidente potrei raccontarle tante altre cose, ma Lei è una persona impegnata e non posso portarle via troppo tempo. Le vorrei dire solo un'ultima cosa.

Signor Presidente, le dirò un segreto. La mattina, quando mi sveglio, mi guardo allo specchio. E vedo una Persona, signor Presidente.
Vedo una persona che ha un lavoro bellissimo. Un lavoro strano, se le dovessi raccontare il mio lavoro, signor Presidente, sono convinta che forse le sembrerebbe anche un po' assurdo. Però, lo sa signor Presidente? Evidentemente qui non sembra poi così assurdo, perchè alla fine di ogni mese mettono dei soldi sul mio conto in banca, e mi hanno anche intervistato. E mi trattano bene, signor Presidente, ho tanti diritti, sa? Posso andare da un medico specialistico e pagare solo 10 euro ogni 3 mesi, posso fare un dottorato pagando 400 euro l'anno e avendo i trasporti gratis in tutta la regione. Non ci crede signor Presidente? Si fidi, non dico buglie.

E soprattutto, signor Presidente, ho qualcosa di molto più prezioso di tutto questo.

Signor Presidente, qui ho DIGNITA'.

e mi scusi se è poco.

Vede signor Presidente, Lei ha detto parole molto belle, il guaio è che sono solo parole. Quando diventeranno fatti, solo allora, potrò darle ragione.

11 commenti:

  1. in questi giorni mi chiedo cosa dovrebbero scrivere ai loro figli i padri afghani, somali, della regione del delta del niger ...
    mi chiedo cosa dovrebbero scrive i giovani di quei paesi a noi che gli chiediamo di restare dove sono a morire!

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  2. Puoi sempre mandarla da qui:
    https://servizi.quirinale.it/webmail/

    ---Alex

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  3.  Mi accodo ad Alex, dovresti inviargliela questa tua bellissima lettera!

    Ippaso

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  4. Cara Michi, ho letto con attenzione la tua lunga e articolata lettera, ti faccio i miei complimenti per quello che sei risucita ad ottenere in Germania, che non è un Paese che si accontenta. Sei davvero molto brava e hai fatto più che bene ad essertene andata dall'Italia. Spero che le considerazioni che hai espresso giungano in qualche modo all'opinione pubblica, perchè lo meritano
    ciao Paola

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  5. ho lanciato una richiesta sul mio blog; chi vuol partecipare, si segni!

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  6. E' bellissima Miki e molto vera.
    L'hai mandata?
    Mandala!

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  7. L'ho mandata. Non credo che servirá a qualcosa, ma almeno avró detto la mia...

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  8. Bella lettera, concordo con in pieno ! ^_^

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  9. Sono tornata a fare un giretto sul tuo blog, che non venivo da un tempo, e cado su questa lettera: bellissima! Da quasi i brividi...
    So che parli della Germania in questa lettera, ma che adesso, se ho seguito bene il blog, sei in Inghilterra...Ed io che vorrei tanto andare a vivere lì, my country at heart :-)... Ho vissuto un anno a Londra e m'è rimasta una di quelle nostalgie...! I love England, I belong there even if I know its drawbacks and all, God knows why... (Maybe because my grandmother was born in Leeds :-)?)
    E comunque penso che sia necessario per tutti fare un esperienza altrove, perchè ti fa "uscire" da te stesso e dalle cose che sembrano ovvie, no?
    (Ancora una volta, scusa gli eventuali errori in italiano, perchè è il francese la mia lingua, ma mi piace imparare altre lingue...)

    Milly
    (Svizzera)

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